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La Grande Guerra ricordata a Gaggiano

GAGGIANO (10 novembre 2009) - Per celebrare la festa dell’unità nazionale e delle Forze Armate del 4 novembre il consigliere comunale Mattia Zangrossi ha organizzato una serata sul tema della Grande Guerra. A tenere l'incontro, svoltosi mercoledì scorso presso la biblioteca comunale, sono stati invitati il dott. Andrea Bianchi e Marco Balbi della Società Storica per la Guerra Bianca, nata nel 1993 come associazione senza fini di lucro per promuovere la ricerca e la conservazione della memoria del primo conflitto mondiale, con particolare riferimento al fronte alpino. La società, che conta circa 400 soci in Italia e all'estero, pubblica annualmente una rassegna di studi a cui collaborano i più noti studiosi italiani e stranieri. Durante l'incontro, a cui ha partecipato anche il presidente dell'Associazione Combattenti e Reduci di Gaggiano, Luigi Battaglia, è stato analizzato il combattimento sul fronte italo-austriaco che si estendeva su una sequela ininterrotta di diverse catene montuose. Con l'entrata in guerra dell'Italia il 24 maggio 1915, l'Impero austroungarico si trovò nella situazione di dover trasferire alcune delle truppe impegnate a Est sul fronte italiano e a dover applicare gli Standschuezern (riservisti) con cui si poté  difendere durante i primi mesi, in attesa che rientrassero le truppe regolari dalla Galizia. La rincorsa italiana al raggiungimento delle vette e la loro conseguente occupazione da parte degli austriaci diede inizio ad un conflitto che non si era mai verificato prima. Italiani e austriaci ebbero però un nemico comune: la natura che fece numerosissime vittime, più delle stesse armi.  Un'altra caratteristica di questo conflitto è che ad alta quota chi conta è il singolo soldato o il piccolo gruppo di esperti conoscitori della zona. Ciò comportò la formazione di reparti di Guide Alpine, contribuendo all'evoluzione dell'alpinismo. Fra le guide austriache il dott. Bianchi ha ritenuto opportuno sottolineare l'importanza che ha avuto Sepp Innerkofler, morto sul Paterno e seppellito con onori militari dagli Alpini, segno di grande cavalleria e rispetto. La guerra in montagna ha significato un forte sforzo umano. Si è calcolato che per sopravvivere e soddisfare ogni necessità, un avamposto formato da dieci soldati aveva bisogno di circa 80 persone che lo rifornisse. Gli austriaci utilizzarono i prigionieri russi che, trattati come animali, vennero impiegati per i lavori più pesanti. Solamente più tardi arrivarono le teleferiche che servivano per trasportare viveri, munizioni, materiali vari, feriti e morti. Il ghiaccio e la neve non furono solo causa di morte e distruzione, ma anche di salvezza: l'ing. Leo Handl, ufficiale combattente in Marmolada, ideò infatti la famosa “Città di Ghiaccio” che consisteva in 12 km di gallerie scavate sotto il ghiacciaio. I suoi cunicoli contenevano camerini per i soldati, magazzini per viveri e munizioni, accessi per postazioni di cannoni, una chiesetta, un'infermeria e condotte per il vapore per riscaldare l'ambiente. In montagna la guerra terminò improvvisamente: il 3 novembre 1918 gli austriaci scesero volontariamente dalle posizioni che erano riusciti a mantenere e si consegnarono agli italiani, avviandosi verso un ignoto destino di prigionia e patimenti a cui venne aggiunta l'onta della sconfitta. Per maggiori informazioni sulla Società Storica per la Guerra Bianca, visitare il sito www.guerrabianca.it oppure scrivere una mail a info@guerrabianca.it. Angela Fradegradi
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